Uniformare i CSM europei per uniformare il lavoro. Proviamo?

di Franco Debenedetti


Caro Direttore,

un fondo di disoccupazione europeo? Benissimo, ma per farlo ci vuole un CSM europeo. La proposta del Ministro Padoan, che il Foglio aveva anticipato, è stata ripresa da Eugenio Scalfari. I soldi che il fondo mette in tasca a cittadini di un paese, sono pagati dalle tasse di cittadini di altri paesi: che vorranno sapere come vengono spesi. Per questo non basterà uniformare le leggi, ma come vengono interpretate e applicate dai magistrati.

Anche in Germania il giudice può ordinare il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato, ma in Germania era nel 5% dei casi, in Italia nella totalità: finora. L’HartzIV presuppone che si perdano i benefici se non si accetta un lavoro proposto: da noi, una prateria per il contenzioso. Cruciali saranno le politiche attive di reinserimento al lavoro, quindi le agenzie per il collocamento: da noi erano monopolio pubblico, e ci sono voluti 20 anni per romperlo. “L’operaio ha una dignità, si diceva, non è una merce da piazzare”, e ci sarà ben stato un magistrato a dargli man forte. Non parliamo dei parapiglia sull’appartenenza politica di chi avrà il beneficio di erogare i contributi. Uniformare il mercato del lavoro richiede di rivedere il contesto giuridico fino alla sua radice costituzionale: vaste programme. Non resta che uniformare le culture giuridiche dei magistrati: dunque unificare i CSM.
Paradossale? Paradossali son quelli che parlano di unione politica e fiscale, men che mai di Stati Uniti d’Europa: sono i veri nemici dell’Europa che c’è, che dobbiamo far funzionare com’è, con chi lo vuole. Senza far drammi se qualcuno cambia idea.

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