"Un capitano di 15 anni"

di Franco Debenedetti

 

 

 

Pubblicato sul Corriere Della Sera – 8 Gennaio 2026

Venezia, cosparsa di benzina dal marito violento: la donna
salvata dal figlio di 15 anni

✍ di Antonella Gasparini e Alberto Zorzi

Davanti al giudice l’uomo ha spiegato: «Litigavamo sempre perché lei mi
sgridava quando bevevo»

Quando i carabinieri sono arrivati sul posto hanno trovato la donna con i vestiti intrisi di un liquido infiammabile e una piccola tanica riposta nel garage del condominio. E se non è avvenuta una tragedia è stato merito soprattutto di uno dei due figli, quindicenne, che con prontezza di riflessi è riuscito a strappargli di mano l’accendino e nasconderlo, mentre l’altra figlia, appena maggiorenne, l’ha fermato e l’ha spinto fuori dalla porta. «È stato solo uno scherzo, ero ubriaco», ha cercato di sminuire l’episodio un 43enne albanese, che da anni vive con la moglie e i due figli a Cavarzere, un piccolo Comune della parte meridionale della provincia di Venezia. Non per i militari e la procura di Venezia, però, che l’hanno portato in carcere per tentato omicidio. Reato che peraltro anche il gip Claudia Ardita ha confermato, decidendo che l’uomo resti in carcere vista la gravità del suo comportamento.

 

L’ennesimo litigio
Tutto è avvenuto il primo giorno dell’anno, nel corso dell’ennesima lite. «Litigavamo sempre perché lei mi sgridava quando bevevo», ha raccontato lui al giudice lunedì scorso. La donna aveva deciso di andare dai carabinieri a raccontare i ripetuti comportamenti molesti e violenti dell’uomo, che mai aveva avuto il coraggio di denunciare in vent’anni di matrimonio. A quel punto, fuori di sé, il 43enne albanese ha messo in atto un piano diabolico. È andato in garage a recuperare la tanica di liquido e ha iniziato a versarne un po’ sul pavimento della cucina. Non ha poi voluto nascondere i suoi intenti: «Mettevi la giacca e preparatevi a uscire, perché quando torna la mamma do fuoco alla casa e anche a lei», ha detto ai figli. Quando la donna è tornata il marito ha fatto esattamente questo: prima l’ha presa a spintoni, poi ha lanciato addosso il liquido e ha preso l’accendino pronto a scatenare l’incendio.

L’arresto
Se non c’è riuscito è stato proprio perché i due figli non solo non sono scappati, ma anzi sono rimasti a salvare la madre, che poi ha chiamato la centrale operativa dell’Arma. I militari sono arrivati di corsa sul posto e hanno trovato l’uomo ancora in confusione e che in un momento di distrazione era stato «scippato» dal figlio dell’accendino con cui voleva appiccare le fiamme. A quel punto i carabinieri hanno ricostruito quello che era accaduto e anche le vessazioni precedenti e hanno proceduto all’arresto, come disposto dal pm Alessia Tavarnesi.

Il perdono
Lunedì l’uomo è finito di fronte al giudice. Ha spiegato delle liti precedenti e che era arrabbiato, ma non voleva fare seriamente. Tesi a cui però il magistrato non ha dato credito, confermando anche l’accusa del tentato omicidio, proprio sulla base del ritrovamento dell’infiammabile sui vestiti della potenziale vittima. Per questo ha convalidato l’arresto e disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere: finita l’udienza l’uomo è tornato nella sua cella a Santa Maria Maggiore, il penitenziario veneziano. Nel frattempo però i famigliari avrebbero rilasciato una dichiarazione in cui si sarebbero detti disponibili a riprendersi in casa l’uomo e a perdonarlo dopo essere riusciti a placare la furia ed evitare la tragedia.

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‼️ Da quella notte, però, non sono derivate solo un’inchiesta e un arresto: la vicenda ha innescato anche una reazione inattesa. ⬇️

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Il nostro lettore che chiede di restare anonimo cerca il ragazzo di Cavarzere in provincia di Venezia allo scopo di migliorare la sua vita.

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 Pubblicato sul Corriere della Sera – 10 Gennaio 2026

✍ di Monica Zicchiero

Salva la mamma cosparsa di benzina dal marito, per il ragazzino eroe l’aiuto di un benefattore:

«Si merita un futuro diverso dalla violenza»

Venezia, l’iniziativa di un uomo che ha scritto al Corriere: «Ammirato da tanto coraggio. Mi sento in debito, mi ha emozionato»

Ubriaco, furioso, il padre aveva lanciato benzina sui vestiti della moglie, poi l’aveva sparsa sul pavimento dell’appartamento con un proposito che aveva ben chiarito ai figli: «Mettetevi la giacca e preparatevi a uscire, perché quando torna la mamma do fuoco alla casa e anche a lei». Il figlio di 15 anni gli aveva strappato di mano l’accendino, la figlia appena diciottenne lo aveva spinto via in un’altra stanza, mettendo la distanza necessaria tra padre e madre, tra rabbia e tragedia, il tempo necessario per chiamare i carabinieri. E così hanno salvato la madre, la casa, la famiglia. E pure il padre, che è in carcere ma grazie a loro non è un omicida. «Davanti a tanto coraggio sono rimasto ammirato, questo ragazzino quindicenne ha rischiato lui stesso la vita per salvare sua madre. Il suo gesto mi ha emozionato e mi sento in debito verso di lui. Vorrei aiutare questo ragazzo, supportarlo in qualche modo, affinché non dimentichi mai che quello che ha fatto per sua madre riabilita un po’ tutti noi», ha scritto al Corriere della Sera un uomo, persona in vista.

L’anonimo benefattore

È rimasto colpito dalla vicenda e nella sezione «Lo dico al Corriere», ospitata nella pagina delle lettere cui risponde Aldo Cazzullo, ha lanciato un accorato appello al Comune di Cavarzere: «Al sindaco, agli uffici competenti, se c’è un modo per arrivare in contatto con questa famiglia, con questo giovane uomo, per poterlo aiutare nella sua vita in qualche modo, per tirarlo fuori da una situazione sicuramente molto difficile. Mi piacerebbe anche parlargli, ma soprattutto poter influire sul suo futuro affinché conosca la vera gioia di vivere». Vorrebbe saperne di più di quel quindicenne, conoscerne sogni e aspirazioni in modo da aiutarlo a perseguirli, accompagnarlo per permettergli di superare il trauma del conflitto familiare e poter dispiegare appieno le sue potenzialità di ragazzino coraggioso. Preferisce restare nell’ombra, al momento, il benefattore.

Il sindaco: mi contatti

Scelta che il sindaco di Cavarzere Pierfrancesco Munari apprezza e sottoscrive, invitando a tenere la cosa riservata per tutelare il minore e sua sorella appena maggiorenne. «Ben vengano i gesti di generosità, che in questo caso denota una spiccata sensibilità — dice il primo cittadino — E con sensibilità va gestita la vicenda perché la prima cura è la tutela dei figli, affinché non abbiano a soffrire della pubblica esposizione dei problemi che hanno avuto in famiglia, affinché non condizionino il loro futuro». Affinché non siano additati come coloro il cui padre tentò di dare fuoco alla madre.

La donna non ha denunciato il marito

«Invito il generoso benefattore a contattarmi personalmente», la risposta del sindaco. Che venerdì ha sentito al telefono la signora che ha confermato che no, non vuole denunciare il marito. Lui lavora poco, ha perso da poco il padre, è caduto in depressione e usa come anestetico del dolore l’alcool che però, è noto, ha l’effetto di sprigionare l’irrazionale, la furia. Si vedranno all’inizio della prossima settimana, lui le ha detto che se c’è bisogno di una struttura protetta, il Comune è pronto a mettere a disposizione tutte le risorse. La signora ha declinato: il marito era fuori di sé ma quella sera non lo definisce. I servizi sociali mai richiesti dalla famiglia, potrebbero avere un ruolo di accompagnamento.

 

 

“Un capitano di 15 anni” è il titolo di un romanzo di Jules Verne.
Mio padre me lo leggeva quando facevo la seconda elementare.
Il titolo mi è tornato alla mente a proposito di questa storia. 
                                                              Franco Debenedetti

 

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