→ maggio 24, 2002

Il Senatore risponde a Michele Salvati
La crisi Fiat non è sistemica, comune cioè all’intero settore industriale in cui opera, e neppure conseguenza di comportamenti dolosi o criminali come nel caso Enron: é’ una crisi dovuta a decisioni manageriali. Su questo sono assolutamente d’accordo con Michele Salvati. Ma, per discuterne, egli deve fare un premessa “ideologica”: nel capitalismo ci sarebbero “ragioni di illegittimità”, “ragioni profonde intimamente legate a quelle che ne assicurano la straordinaria efficacia nel produrre benessere”; esse discendono dalla proprietà, dato che questa conferisce ad alcuni il potere di prendere decisioni di cui molti pagheranno le conseguenze. Dissento radicalmente.
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→ luglio 27, 2001

Un’occasione per il capitalismo privato italiano
All’inizio del 1998, discutendosi in Parlamento il TUF – più noto come legge Draghi -, pensai di creare un’occasione in cui il capitalismo privato italiano dicesse la sua su un progetto che introduceva nel nostro ordinamento regole di corporate governance su cui si era discusso per decenni. Organizzai un convegno, in cui da un lato c’erano le istituzioni, il Tesoro con Mario Draghi e la Consob con l’allora presidente Tommaso Padoa Schioppa; dall’altro protagonisti del grande capitalismo privato, Giovanni Agnelli, Franco Bernabè, Fedele Confalonieri, Pietro Marzotto, Don Moore, Francesco Trapani, Marco Tronchetti Provera. E, a completare il quadro, le due Fondazioni bancarie torinesi, Compagnia di S.Paolo e CRT, che convinsi a sponsorizzare il convegno.
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→ luglio 3, 2001

Se un Paese adotta misure protezioniste, soleva dire Giuliano Amato quand’era presidente dell’antitrust, sono i suoi cittadini che finiscono per pagarne il costo. Anche se lo fa a fin di bene, avrebbe dovuto aggiungere: c’è infatti sempre il pericolo che un provvedimento protezionista scappi di mano, e finisca per sortire conseguenze molto diverse dalle intenzioni di chi l’aveva proposto. Per ironia del destino, è proprio quello che sta succedendo con il decreto del suo Governo che sterilizza al 2% il diritto di voto di quel 20% di azioni Montedison che Edf aveva rapidamente messo insieme.
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→ marzo 8, 2001

Sul Bingo è polemica. In vista della gara in cui verranno selezionate le 420 sale, sono sorte società che offrono i loro servizi a chi risulterà vincente e otterrà la concessione. Alcune di tali imprese sono contigue ai Ds. Accusato di promuovere una di esse, il responsabile Ds torinese per gli enti locali è stato invitato alle dimissioni; di qui una polemica, a sedare la quale è intervenuto pure Pietro Folena, coordinatore al Nord dei Ds.
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→ febbraio 25, 2001

Fosse solo per il Bingo, sarebbe una polemica di limitato interesse, e non varrebbe la pena continuare. Ma quello che risulta evidente da certe reazioni, è che, per alcuni, si dice Bingo e si pensa mercato: con il che è la politica che entra in «gioco», se mi si permette il bisticcio.
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→ febbraio 21, 2001

La cronaca torinese si è recentemente occupata di un “caso”, nato intorno alle dichiarazioni di un dirigente dei DS sul Bingo. I vertici del partito sono stati attraversati da una scarica elettrica, Pietro Folena ha fatto sentire la sua voce. Ma un margine di equivoco è rimasto. Pericoloso: perchè da una parte non è chiaro fino in fondo di che si tratti, e dall’altra forte potrebbe essere l’impressione che in ogni caso sia una questione poco pulita. Parliamone allora, dico io: che questa polemica non condivido, perchè sono convinto che gli interessi, nel capitalismo, hanno diritto di piena cittadinanza purché siano legittimi, trasparenti e in concorrenza tra loro.
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